

Attraverso alcuni illustri testimoni, il tema è stato affrontato sotto diversi aspetti. Christophe Riou, direttore scientifico e dello sviluppo dell’Istituto francese della vite e del vino, ha illustrato l’apporto degli enologi all’innovazione; Bernard Praz, direttore degli acquisti di vini del Gruppo Grand Chais de France, ha presentato il loro contributo allo sviluppo dei marchi; Hubert de Boüard, comproprietario del Château Angelus ed enologo consulente, si è dedicato alla valorizzazione dei terroir e dei vitigni, cui gli enologi prendono parte; infine, Gérard Bertrand, proprietario dei vini omonimi, ha parlato della serenità permessa dal savoir faire, i valori e l’arte di vivere custoditi dagli enologi.
In conclusione di questa mattinata, Yann Juban, assistente al direttore generale dell’OIV, ha spiegato come la definizione internazionale di enologo si sia evoluta a partire dal 1976 fino ad arrivare al 2013, con quella adottata dall’OIV, che ha trasformato l’enologo da collaboratore garante della correttezza delle pratiche, a esperto professionista a tutti gli effetti.
Passando per le varie fasi del lavoro dell’enologo definite dall’OIV, Juban ha ripercorso i diversi aspetti del mestiere, mettendo in evidenza come essi rispecchino l’idea internazionale di enologo. L’innovazione, specialmente nell’ambito dei vigneti “al fine di adattare la materia prima alle esigenze della produzione […] e alle necessità dei consumatori” (fase 1); il marchio, nel “formulare raccomandazioni in materia di marketing per quanto riguarda la designazione e la presentazione del prodotto […] al fine di rispondere al meglio alle preferenze mostrate dai consumatori” (fase 2); la valorizzazione, nel considerare “gli aspetti etici, sanitari, sociali e ambientali per adattare la produzione a queste esigenze” (fase 5) e, infine, la serenità, attraverso i controlli, la tracciabilità, la gestione della qualità, la sicurezza alimentare e il rispetto dell’equilibrio ambientale (fase 3).


Il vice-ministro dell'Agricoltura, Vassil Groudev, ha usato un’analogia tra l'oro dei traci e quello che invecchia nelle cantine bulgare, per collocare il suo paese tra quelli cui una grande cultura vitivinicola conferisce una magia e un'atmosfera particolare e ha invitato i presenti a scoprirne i frutti nei saloni dell'OIV e nei paesaggi e nei vigneti della Bulgaria.

Accogliendo questa manifestazione, il direttore generale dell'OIV, Jean-Marie Aurand, ha voluto sottolineare l'importanza del settore viticolo della Bulgaria, vera e propria porta dell’Europa tra i Balcani e il Mar Nero, le cui cinque regioni viticole offrono una diversità di terroir dove possono esprimersi sia i vitigni autoctoni (Gamza, Mavrud, Dimyat, Rubin o Pamid) sia quelli internazionali, impiantati più recentemente nell'ambito della ristrutturazione del vigneto.

Aurand si è inoltre complimentato per l'impegno profuso dall'Agenzia esecutiva della vigna e del vino nei lavori dell'OIV e ha auspicato lo sviluppo di nuove iniziative.


La finalità di questa relazione è ricordare e raggruppare in un solo documento, in un momento determinato, importanti elementi di orientamento delle attività dell'OIV relative alla biotecnologia in vitivinicoltura. Questo studio non pretende di occuparsi dettagliatamente di tutte le questioni e le tematiche che interessano questo settore, bensì di contestualizzare le possibili conseguenze globali dell’applicazione delle biotecnologie al settore vinicolo. Il suo fine è porre le basi per l’avvio di un possibile dibattito.
Il documento contiene diversi approcci inerenti ai prodotti vitivinicoli derivati dalle moderne biotecnologie.
In particolare, sono evidenziate le definizioni che figurano nel Codex Alimentarius e nel Protocollo di Cartagena e quelle contenute nelle risoluzioni già adottate dall'OIV sull’argomento.
Si ricorda inoltre che ciascuno degli approcci adottati dovrà essere compatibile con i testi già approvati dalle diverse organizzazioni intergovernative.
Il presente documento non è stato sottoposto alla procedura per fasi seguita per l'esame delle risoluzioni e in nessun modo può né deve essere considerato alla stregua di una risoluzione dell'OIV. Solo le risoluzioni adottate dagli Stati membri dell'OIV hanno carattere ufficiale.
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Riunendo più di 150 espositori e 200 marche di materiali e attrezzature vitivinicole provenienti da sette paesi diversi nel cuore di una delle regioni viticole più importanti della Cina, questa esposizione ha riscosso un vero successo.
Il direttore generale dell'OIV ha preso parte alla cerimonia di inaugurazione in presenza di Cui Bo, vicesegretario del Comitato di Ningxia, di Hao Linhai, vicesegretario di partito del governo popolare di Ningxia, e di Valérie Lobry, direttrice generale di COMEXPOSIUM.
Jean-Marie Aurand ha sottolineato l'importanza di questa manifestazione in una delle regioni viticole cinesi più dinamiche.

Con circa 35.000 ha di vigneti (di cui 12.000 piantati nel corso degli ultimi tre anni) e una produzione annua di 100 milioni di bottiglie di vino, Ningxia sfoggia le proprie ambizioni, dimostrando anche grande impegno e un solido sostegno alle autorità locali.
La regione autonoma di Ningxia gode dello status di osservatore presso l'OIV.
Cui Bo e Hao Linhai, quest'ultimo anche presidente della Federazione dei viticoltori della regione, hanno sottolineato il proprio l'interesse a rafforzare la collaborazione con l'OIV, per accrescere le competenze e ottenere un miglioramento qualitativo dei vini a partire dalle norme dell'OIV.
Jean-Marie Aurand si è incontrato inoltre con le autorità cinesi a Pechino, per mantenere vivi i contatti stabiliti nel 2014 nella prospettiva di un futuro ravvicinamento istituzionale tra la Repubblica popolare cinese e l'OIV.

Claudia Quini, delegata ufficiale dell'OIV di questo concorso patrocinato dall'Organizzazione, ha espresso la propria soddisfazione per la crescita che ha conosciuto questa manifestazione, che quest'anno ha riunito oltre 2100 vini, ossia il 25% in più dell’edizione precedente. I paesi rappresentati sono stati trentacinque.
Durante una conferenza, Jean-Marie Aurand ha presentato l'OIV e la sua missione, esponendo le attività dell'Organizzazione e collocandole nel contesto dei principali sviluppi che stanno interessando il settore vitivinicolo a livello mondiale.
Sebbene modesta, la produzione di vino canadese è cresciuta in modo regolare negli ultimi anni, fino a raggiungere circa 600.000 hl, prevalentemente in Ontario, Columbia Britannica e Québec.
Il consumo di vino, con 4,8 milioni di ettolitri, fa registrare un tasso di crescita medio annuo del 2,5%. Il Canada si posiziona al quarto posto tra i paesi importatori di vino in termini di valore (1,5 Mrd EUR nel 2014).