
Dopo aver ringraziato Jean-Luc Berger per aver ricoperto con competenza il ruolo di segretario scientifico negli ultimi anni, il CST è stato unanime circa il percorso professionale necessario a rispondere ai requisiti che esige una funzione essenziale per l'esame delle opere scientifiche e tecniche presentate alla Giuria dei Premi dell'OIV.
Ingegnere in enologia e viticoltura (Haute École di Changins, Svizzera), Richard Pfister ha ottenuto il premio dell'Unione svizzera degli enologi per la sua tesi in analisi sensoriale dal titolo "La méthodologie de l'olfaction en parfumerie : Possibilités d’application à l’analyse sensorielle des vins" (Il metodo olfattivo in profumeria: possibilità di applicazione all'analisi sensoriale dei vini).
In seguito a un'esperienza da enologo in Spagna e di numerosi anni da profumiere, è diventato consulente enologo internazionale e consulente sensoriale. Insegna inoltre in diversi istituti di istruzione superiore (Changins in Svizzera, Università di Bordeaux ISVV e Scuola di ingegneria di AgroSup Dijon in Francia).

Richard Pfister è inoltre un giudice esperto di degustazione internazionale, osservatore dell'OIV e di Vinofed, valutatore di opere presentate alla Giuria dei Premi dell'OIV, relatore e formatore in tutto il mondo, nonché, dal 2006, redattore di Objectif (una rivista svizzera di viticoltura, enologia e silvicoltura) e autore di articoli enologici su numerose riviste francesi, svizzere e italiane.
Infine, dal 2013 è anche membro del Consiglio della Fondation Internationale des Sciences et Culture de la Vigne et du Vin di Aigle (Svizzera).
La sua opera "Les Parfums du Vin" (I profumi del vino), dedicata all'analisi sensoriale, ha ottenuto il Premio dell'OIV nel 2015.
Diamo il benvenuto a Richard Pfister tra i membri della Giuria dei Premi dell'OIV!

Durante la conferenza stampa che si è tenuta presso la sede dell'Organizzazione internazionale della vigna e del vino, Pau Roca, direttore generale dell'OIV, ha presentato le prime stime sulla produzione vinicola mondiale del 2019.
Produzione di vino 2019 - Prime stime


Il direttore generale dell'OIV, Pau Roca, ha aperto la conferenza "Wine, Environment & Society" [Vino, ambiente e società] martedì 5 novembre 2019, con un intervento sulle problematiche ambientali globali e il loro impatto sulla società.

Suzanne Mustacich, redattrice di Wine Spectator, ha moderato la conferenza nella quale il professor Hans Schultz, esperto dell'OIV e presidente del Gruppo ENVIRO, nonché rettore dell’Università Hochschule Geisenheim, ha partecipato con un contributo sull'impatto del riscaldamento climatico sulla produzione vinicola.
Il panel di relatori era completato dal direttore della ricerca dell'ISVV-INRA di Bordeaux, Eric Giraud-Héraud, che ha parlato dell'impatto della richiesta da parte dei consumatori di produrre vini 'puliti ed ecologici'.

A questi interventi è seguita una tavola rotonda a cui hanno partecipato Jeremy Cukierman MW, direttore di KEDGE Wine & Spirit Academy, Caroline Feely, direttrice di Château Feely, Caroline Frey, proprietaria ed enologa di Château La Lagune e Kim Forsberg, responsabile della sostenibilità di Vingruppen (Svezia).

Tra i punti più discussi si annoverano le nuove tecniche di coltura biologica ed ecoresponsabile, e il packaging e la logistica più ecosostenibili.
Il Great Wine Capitals Global Network
Great Wine Capitals è una rete di dieci grandi metropoli mondiali di entrambi gli emisferi che condividono un aspetto economico e culturale fondamentale: la fama internazionale delle loro regioni vinicole.
Questa rete comprende vini dei cosiddetti "Vecchio" e "Nuovo" mondo e mira a promuovere gli scambi turistici, pedagogici e commerciali tra le prestigiose regioni di Adelaide, Bilbao, Bordeaux, Losanna, Magonza, Mendoza, Porto, San Francisco, Valparaiso e Verona.
Fondata nel 1999, questa rete ha avviato e sviluppato diversi progetti, iniziative e programmi volti all'eccellenza in materia di turismo, servizi commerciali e istruzione nell'ambito dell'alleanza internazionale tra le sue prestigiose regioni vinicole.

Il 15 novembre 2019, oltre 200 persone hanno partecipato alla 7ª edizione di Wine Track®, organizzata a Reims, Francia.
Posto sotto l'alto patrocinio dell'OIV, questo convegno, organizzato congiuntamente dalla Société des Experts Chimistes de France (SECF) e dalla sezione Champagne-Ardenne dell’Union des Œnologues de France, si è dimostrata un'opportunità unica per gli scienziati per discutere sulle tecniche e gli strumenti che contribuiscono a garantire la tracciabilità e l'autenticità dei prodotti vinicoli, in particolare per quanto riguarda le contraffazioni e le frodi.
Il coordinatore scientifico dell'OIV Jean-Claude Ruf ha colto l’occasione per ricordare che l'OIV è da tempo impegnata in questo settore, in particolare attraverso la creazione di norme internazionali relative a:
- la definizione dei prodotti,
- le pratiche enologiche, in particolare relativamente alla sicurezza dei consumatori e alla conservazione del carattere autentico dei vini e delle loro qualità organolettiche,
- le norme di etichettatura,
- la definizione di norme per la tracciabilità,
- la definizione di norme analitiche per il controllo di tale tracciabilità e origine.
I sistemi di tracciabilità e di autenticazione necessitano di un importante livello di fiducia tra gli operatori, in particolare nei sistemi di blockchain, e non possono prescindere da un buon livello di interoperabilità tra i sistemi.
Per ciò che riguarda l'autenticità, sebbene i metodi di analisi degli isotopi leggeri rimangano ampiamente utilizzati, le analisi di isotopi non tradizionali, degli elementi in tracce, consentono di dimostrare che ciascun vino possiede una propria codifica isotopica naturale. Inoltre, anche altri isotopi, quali quelli dell'azoto, possono servire da marcatori geografici.
Infine, metodi ablativi laser non aggressivi consentono di individuare la contraffazione analizzando il contenitore, in quanto anch'esso possiede una firma chimica specifica.
Risulta quindi che i diversi metodi, quali l'analisi degli isotopi stabili o di alcuni isotopi leggeri, insieme alla determinazione degli elementi in tracce e all'analisi protonica, sono tutti strumenti complementari che aprono nuovi orizzonti e prospettive nell'ambito della tracciabilità e dell'autenticazione.

Jean-Claude Ruf OIV. Wine Track® 2019
© Foto : R. Lartigue - Toppan Europe

Pau Roca ha colto l'occasione per spiegare il ruolo fondamentale rivestito dall'OIV sin dalla sua fondazione per la regolamentazione del settore: "l'armonizzazione di definizioni, pratiche enologiche, metodi di analisi, etichettatura, ecc. ha fatto sì che più o meno tutti possiamo giocare con le stesse regole del gioco. Anche paesi che non sono membri dell'OIV si conformano alle sue norme, oppure, attraverso specifici accordi commerciali, i membri vi fanno riferimento".
Sebbene, a suo avviso, il settore sia molto più regolamentato rispetto ad altri, "ciò non impedisce lo sviluppo del commercio mondiale, tanto che il vino è un prodotto molto internazionalizzato: circa una bottiglia su due valica una frontiera".
In tale contesto, Pau Roca ritiene che "la densità normativa è frutto di maturità storica ed evoluzione". L'OIV, "al contrario di altri organismi le cui norme si limitano prevalentemente alla sicurezza alimentare, entra in questioni relative a integrità, identità, origine, ecc. che nel settore vinicolo sono particolarmente importanti. In realtà, va detto che il mondo del vino è stato pioniere di molte norme sulla qualità", ha assicurato.

In tal senso, il direttore ritiene che le condizioni normative conferiscano una struttura economica differenziata al settore, la cui caratteristica più evidente è la frammentazione e la grande diversità degli attori.
Sebbene ciò complichi l'esistenza di marchi globali, "in quanto i marchi devono competere con l’origine sul piano della notorietà", ha ricordato, "in un sistema di piccole dimensioni, di grandi investimenti e di scarsa redditività immediata, non sempre è uno svantaggio". Il direttore dell'OIV ha argomentato in tal senso che "questa struttura economica sarà un modello di resilienza che, grazie alle capacità di innovazione e di adattamento, resiste all'inesorabile crisi causata dal riscaldamento globale".
Relativamente al cambiamento climatico, Pau Roca ritiene che "gli economisti dovrebbero studiare di più l'ecologia. Conoscere il funzionamento di alcune leggi o principi basilari di un ecosistema terrestre o marino".
La sostenibilità come nuovo valore per la crescita
Il direttore generale dell'OIV sostiene che "un'economia che presti attenzione a questa realtà è sicuramente più adeguata. La crescita potrà pure essere un indice di transizione, ma l'obiettivo dell'umanità deve essere preservare la biosfera e salvaguardare questo bene finito che è la Terra, e che, come tale, è l'unico capitale di riferimento".
In questo contesto, ha evidenziato nel suo intervento il nuovo piano strategico dell'OIV per i prossimi 5 anni (2020-2024).
Questo piano strategico contempla sei linee strategiche principali dalle quali derivano gli obiettivi da perseguire "e abbiamo cercato di allinearci con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Se riusciremo ad attuare il nostro piano strategico, potremo dire che il settore del vino avrà raggiunto, in maggior o minor misura, 13 dei 17 OSS", ha aggiunto Pau Roca.
Tre delle linee strategiche riguardano la sostenibilità e l'adattamento al cambiamento climatico, senza tralasciare gli sforzi per la mitigazione, perché, come dichiara Pau Roca, "dobbiamo fornire risposte a quei milioni di produttori e di consumatori che non vogliono che le produzioni siano delocalizzate. Alla base del terroir ci sono tre concetti: il fattore climatico, che è mutevole e apparentemente fuori controllo al momento, il suolo, a sua volta sottomesso al clima, il materiale vegetale e la grande diversità genetica che ci offre il genere Vitis e il lavoro e la tradizione dell'uomo".
Nota: Il nuovo piano strategico dell'OIV sarà consultabile online nelle prossime settimane.
